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La fotografia: il racconto di un istante tra cronaca e storia

Stealing the Sun: Mathew Brady's Gettysburg Photographs

Alla scoperta dell’affascinante mondo della fotografia con Alice Caracciolo, docente del corso “Fotografia editoriale” per Krill Academy.

Cosa si intende per fotografia documentaria?

La fotografia documentaria è quella parte dell’attività fotogiornalistica che si pone l’obiettivo di raccontare per immagini la società in cui viviamo. Un concetto, quindi, che racchiude la cronaca, ma che, sul lungo termine, proietta anche la fotografia nella storia, come documento e testimonianza di un evento o, più in generale, di un periodo.

Quale scatto si può dire fondativo di questa disciplina?

È difficile trovare uno scatto, perché le pietre miliari sono numerose. Resta, però, scolpito nell’immaginario collettivo uno degli scatti celebri del fotografo Robert Capa con la sua opera “Morte di un miliziano”. Questa fotografia fu scattata a Cordova nel 1936, a poche settimane dall’inizio della guerra civile spagnola e ritrae un soldato del fronte antifranchista nel momento in cui viene raggiunto dal fuoco nemico. Può essere considerato il punto più alto di convergenza tra un’estetica che richiama quasi una posa eroica classica e una forte valenza storica: la sua grandezza sta proprio in questo, nell’aver cristallizzato in modo iconico una tragedia individuale sullo sfondo di un più ampio scenario storico.

Chi è stato, invece, il più attento osservatore dei cambiamenti della società?

In un periodo di grande fermento culturale, politico ed economico – gli anni Sessanta e Settanta – i fotografi Garry Winogrand e Lee Friedlander seppero raccogliere i numerosissimi stimoli che New York offrì loro, intercettando, così, il radicale cambiamento in atto nella società dell’epoca. Dalle abitudini lavorative, all’utilizzo degli spazi urbani, passando per l’emancipazione femminile, i ritmi serrati della metropoli e, last but not least, le solitudini.

In che rapporto sono la conoscenza tecnica e la riuscita di una buona foto?

Un grande fotografo, Ansel Adams, sosteneva che la conoscenza delle tecniche fotografiche concorresse al raggiungimento di uno scatto di qualità «tanto quanto per un pianista è importante saper costruire un pianoforte». Io credo che, da una parte, la competenza tecnica e la conoscenza dello strumento contribuiscano alla una buona riuscita, ma il quid in più è tutto racchiuso nello sguardo. È necessario allenarsi a guardare e a capire quali emozioni un’immagine rimanda all’occhio dell’osservatore. Per essere dei bravi fotografi, bisogna essere, innanzitutto, degli attenti osservatori.

C’è una caratteristica che accomuna tutte le foto più celebri e rappresentative?

Credo che un grande scatto possa essere considerato tale quando continua a comunicare, al di là del contesto storico e sociale in cui prende vita. Italo Calvino disse che «un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire» e anche per la fotografia è così: una fotografia “vera” si lascia scoprire di più ad ogni occhiata, rivelando dettagli e interpretazioni che assumono significati diversi anche in relazione al periodo in cui emergono.

Vuoi dire qualcosa in più sul corso di “Fotografia editoriale” che terrai per Krill Academy?

Dopo un’overview introduttiva di carattere storico, l’attenzione si sposterà sulla fotografia documentaria e su quella reportagistica, con l’analisi di alcuni tra gli scatti più rilevanti in questi ambiti. La seconda parte del corso, invece, sarà dedicata alla realizzazione dei progetti dei corsisti, con le relative fasi di ricerca, sessioni di scatto ed editing finale. Alcuni dei lavori realizzati saranno poi selezionati e pubblicati su Krill Magazine, un progetto esemplificativo della crossmedialità tra i linguaggi.

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